10.04.08
Rigore
Rigore. A cosa penso se leggo o sento questa parola?
Molto probabilmente al calcio dato dal dischetto degli undici metri su un campo sportivo la domenica, o il sabato.
Oppure alla severità di maestri britannici, ma non solo, che bacchettano alunni impertinenti o poco studiosi o colpevoli di nulla sulle mani.
Oppure, penso alla rigidità delle regole, che possono diventare elementi inamidanti rispetto alla realtà fluida e scorrevole. In fondo, si parla anche di rigor mortis, come processo che può indicare il momento del decesso di un corpo in base a determinati segni fisici.
Il ministro Gelmini, e la compagine governativa attuale, utilizzano i concetti di severità e di rigore in almeno tre dei significati che ho evocato. Di sicuro, non nel senso calcistico.
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Cosa intendo io per rigore.
(Non che questa opinione possa cambiare alcunchè nelle attuali dinamiche sociopolitiche, ma) per rigore io intendo la coerenza fra principi e mezzi, fra punti di partenza ed obiettivi, fra obiettivi e mezzi. Se decido di sostenere l’apprendimento collaborativo, devo impostare lezioni collaborative, valutazioni collaborative, prove collaborative…. Se insegno a+b+c dovrò far fare prove su a+b+c e non su X o Y….
Rigore per me è coerenza fra enunciazioni, azioni e verifiche, con il diretto riscontro del formando e valutando.