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14
Ago

Tutti uguali?

Doveva rimanere un brano circoscritto, poi mi sono reso conto che mi interessava metterlo anche qui.
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invio qui queste poche righe, perchè sono nate ripensando alle parole fluite in questa comunità temporanea, e non avrebbero senso altrove.
l’argomento: gli insegnanti sono tutti uguali?
Quando parliamo di uso di strumenti, spesso dimentichiamo che gli insegnanti sono molto diversi fra di loro: c’è la maestra delle elementari, che deve gestire alunni che apprendono più aspetti disciplinari. C’è l’insegnante delle scuole medie che opera portando gli alunni ad apprendere saperi e - si spera - sviluppare competenze più specifiche - lingue straniere, matematica e scienze, tecnologia…. italiano… storia… , si scende nello specifico, ma non allo stesso livello in cui si (dovrebbe) farlo alle scuole superiori.
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Esiste una frase fatta, che spesso ricorre implicitamente o esplicitamente: mettere gli alunni al centro del processo di apprendimento. Uso l’espressione “frase fatta” con consapevole intento critico, perchè - per quanto ne condivida l’assunto e le applicazioni pratiche che ne discendono - l’ho sentita o letta e veniva utilizzata come uno strumento dagli usi errati.
Provo a dirlo con un esempio: il proff. di educazione fisica, oggi “educazione motoria”. Se non spiega come si fanno certi movimenti , ad esempi di stretching, c’è il rischio che vengano fatti male e quindi portino a danni fisici di varia gravità.
Lo stesso il proff. di lingue: se non spiega e non fa sperimentare la pronuncia corretta, con il suo esempio o con esempi riportati da cd o video, fa un danno.
In queste due “occasioni didattiche” la figura del docente/insegnante/professore è necessariamente in una posizione di trasmissione top-bottom: perchè lui ha già fatto quel percorso di apprendimento e illustra, fa sperimentare, corregge chi sta apprendendo dopo di lui.
Ci sono poi altre occasioni didattiche, nelle quali il proff. di ed. fisica, o di lingue, è necessariamente in ombra, ad esempio nei role play, o quando gli alunni giocano in un torneo di pallavolo a scuola. Lì loro sono attori, primarie figure del proprio processo di apprendimento. Oserei dire: senza rete, lanciati nella pienezza dei loro possibili errori.
La rete informatica, le tecnologie sono, in questo tipo di relazione, solo uno dei molti strumenti che un docente può utilizzare per realizzare le varie “occasioni didattiche”.
Non ho mai insegnato italiano, storia, geografia, nè matematica nè scienze…. per questo semplice motivo non so se nell’insegnamento di queste discipline sia possibile realizzare “occasioni didattiche” secondo la polarità sopra esemplificata.
Sarei curioso di saperlo, lo chiederò ai miei colleghi al rientro a scuola.

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