Il re è saggio, il re è pazzo.
Leggo, per motivi del tutto distanti dall’attuale situazione politica, una novella che riporto qui. E la riporto qui per applicarla alla attuale situazione politica, propriamente: a futura memoria.
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Regnava una volta nella lontana città di Wirani un re che era sia potente che saggio. Ed era temuto per la sua potenza ed amato per la sua saggezza.
Ora vi era al centro di quella città un pozzo, la cui acqua era fresca e cristallina; e da lì attingevano tutti gli abitanti, perfino il re con i suoi cortigiani, dato che non vi era nessun altro pozzo.
Una notte, mentre tutti dormivano, entrò nella città una strega e versò nel pozzo sette gocce di un liquido strano dicendo: “Da quest’istante chi beve di quest’acqua diventerà folle”.
Il mattino seguente tutti gli abitanti, tranne il re ed il gran ciambellano, bevvero da quel pozzo e divennero folli, proprio come la strega aveva predetto.
E per tutta la giornata, nelle viuzze e nelle piazze della città, la gente non fece altro che bisbigliare: “Il re è pazzo. Il nostro re e il gran ciambellano hanno smarrito la ragione. Di certo non potremo essere governati da un re pazzo. Dobbiamo detronizzarlo”.
Quella sera il re ordinò di riempire un calice d’oro con acqua del pozzo. E come gli fu portato, ne bevve avidamente e ne diede da bere anche al gran ciambellano.
E ci fu una gran festa in quella lontana città di Wirani, perchè il re ed il suo gran ciambellano avevano riacquistato la ragione.
[da Kahil Gibran, Il folle, Poesie in prosa, il diverbio, Grandi Tascabili Economici Newton, 1993)]