Delle umane cose…
Non so bene perchè mi è venuto questo titolo, che è sicuramente fuorviante, però mi è piaciuto e me lo tengo.
Questa riflessione a mente aperta parte da una considerazione: si avvicinano gli scrutini. Momento di convulsione dell’organo scolastico, frenesia per l’ultimo voto (frenesia del docente che ti fa fare un’ultima prova perchè non si sa mai che si alzi la media), frenesia di scartoffie, che poi si sa, nella maggior parte dei casi lasciano il tempo che trovano.
Per diatesi, si cerca di curare il malanno con un male peggiore.
Per associazione mentale non meglio specificabile, penso alle facce degli alunni del potenziamento, cui ho proposto un’attività che mi si è instillata in mente leggendo messaggi e documenti nel corso Poseidon.
Si tratta di leggere insieme un brano scritto da un compagno, di proporne miglioramenti e indicare contestualmente per ciascun miglioramento di che tipo si tratta, se lessicale, grammaticale, ortografico eccetera.
Nella fase post-ricerca miglioramenti e prima della verifica in plenum, si elabora un tabulato con le quantità dei differenti miglioramenti, trasponendo poi il dato numerico in grafico, che fa capire subito dove quel compagno dovrà fare più attenzione in seguito.
Ritornando alle facce, ho visto visi attenti alla ricerca, voci che cercavano confronto e supporto reciproco, teste che producevano proposte più o meno valide di miglioramento.
E’ un’occasione, per adesso solo sporadica, ma interessante e, credo, molto valida: da ripetere.
Un altro momento diatesico della scuola è il consiglio di classe: si parla dei problemi della classe, spesso facendosi prendere la mano, senza mai arrivare a mettere mano (gioco di parole involontario) alla sostanza dei problemi stessi: la relazione docente-alunno.
Se da un lato sono fermamente convinto che vi è uno zoccolo duro in ogni classe e scuola, costituito da alunni che non vogliono e non vorranno mai far niente di niente, è pur vero che una gran fetta del resto che ha problematiche e difficoltà variabili in realtà troverebbe giovamento da un lavoro di gruppo dei docenti, dalla creazione, attuazione e sperimentazione di attività trasversali, e da molte altre cose che, invece, non si fanno, perchè fa fatica.
Penso ad una collega cui ho detto “ho provato a sviluppare con questi alunni delle mappe mentali partendo da argomenti di letteratura”, e lei, dopo lo sguardo allibito: “ah, i campi semantici!”.
Mah.
dimmi che e’ una collega di educazione fisica, ti prego…
io ho assistito a due prof delle superiori che sull’autobus, tutti i gita con vari ragazzi certificati e la classe, lei diceva a lui (temo lei di una materia umanistica fra l’altro) “vedi che dicevano le colleghe del sostegno? questa cosa dell’empatia, che e’ praticamente il contrario della simpatia, no?! ecco, noi con questi ragazzi handicappati dobbiamo stare attenti all’empatia, bisogna non farceli rimanere troppo simpatici, ecco! bisogna prendere un po’ di distanza!” ….volevo scendere e prenderla io la distanza ma chilometrica.
scusa la digressione.
purtroppo non posso dirti di si. E’ una collega di italiano, storia e geografia.