12.18.07
Valutazioni
In moodle, non è secondario l’aspetto relativo alla valutazione delle attività.
Come premessa, dato che moodle nasce su un impianto specifico (cfr http://docs.moodle.org/en/Philosophy), è ovvio che proponga delle scale di valutazione.
In linea generale, ad ogni - sottolineo - ogni tipo di attività è possibile abbinare le scale di valutazione proposte da moodle, abbinando scale diverse ad attività diverse all’interno del medesimo corso.
Ma questo è un aspetto tecnico, che riprenderò in seguito.
Ciò che mi interessa maggiormente è la possibilità di creare scale di valutazione personalizzate a seconda delle esigenze: del docente, del corso, dell’istituto scolastico.
Le scale di valutazione possono essere su base alfanumerica o su base descrittiva.
Non esistono pressochè limiti (che io sappia), se non l’unica regola di separare con una virgola ogni elemento di valutazione, ad esempio:
10, 9, 8, 7, ecc
oppure:
elaborato chiaro e completo, elaborato chiaro ma non del tutto completo, elaborato poco chiaro e/o lacunoso, ecc ecc.
Ma dov’è che le scale di valutazione risultano più utili, più stimolanti?
In tutte quelle attività in cui è possibile dare una valutazione aperta agli alunni, cioè visibile, e dove si può impostare l’opzione di valutazione reciproca.
In un forum, o in un glossario, è possibile fare in modo che gli alunni si valutino reciprocamente.
Devo lavorarci un po’, l’idea è stimolante ma impegnativa.
Andreas said,
Dicembre 20, 2007 at 21:26
Codesto è un tema che mi assilla e mi fa molto soffrire. Quello della valutazione intendo. MI ha fatto soffrire quando quello valutato ero io, mi fa soffrire ora quando devo valutare io. Intendiamoci, ho sofferto ad essere valutato in ambito scolastico. Le valutazioni della vita mi sono sempre piaciute. Cimentarsi nelle cose reali. Non nelle simulazioni. Mi fanno soffrire i ricordi delle valutazioni scolastiche. Non tanto quelle negative. Sì, posso avere sofferto ma potevo non essermi impegnato per davvero. Lasciamo perdere questi casi perché se ne parla male: colpa dell’allievo o dell’insegnante … e chi lo può ricostruire? No no. Vale invece la pena ricordare tutte quelle valutazioni positive che non hanno valutato nulla. Tutti quei casi nei quali, una volta calato in un contesto reale, scopri che sei sostanzialmente impreparato, malgrado voti buoni, magari ottimi. O quando rimane il sospetto che una valutazione positiva sia associata alla soggettività del valutatore; magari qualcosa di indipendente dall’oggetto della valutazione che può essere la simpatia per la persona.
Ora, è penosissimo per me dare voti. Riesco a pensare a quest’argomento solo in un contesto utopico.
Verrà il giorno ove gli esami, di ogni tipo, verranno considerati una barbarie del passato, un’ingenua e rozza approssimazione applicata agli albori della più nobile delle attività: l’educazione dei fratelli più giovani. In quel giorno si penserà con orrore ai tempi in cui si osava giudicare della trasformazione di un giovane in seguito ad un evento educativo, in qualsiasi campo, magari dopo un intero anno di lavoro, solo in base ad un breve colloquio, una manciata di domande banali, un problema forse sensato per i marziani. In quei futuri giorni felici, la valutazione sarà implicita in un percorso dove la qualità del rapporto fra allievi e maestro sarà data per scontata. Arrivati in fondo, non ci sarà più niente da valutare perché sarà evidente che l’allievo si sentirà trasformato. Avrà cioè acquisito una autonomia che prima non possedeva. Avrà imparato ad imparare ulteriormente da se, in quel certo campo dello scibile o in quel certo tipo di attività. Ad allievi diversi occorreranno tempi diversi per acquisire tale autonomia e questa non è una valutazione. Potrà benissimo essere che colui che avrà avuto bisogno di più tempo per rendersi autonomo, si riveli in seguito, dopo la “scuola” intendo, più abile o più profondo. Le valutazioni sono prive di senso.
Tornando sulla terra, ora, penso che ogni sforzo che possiamo pensare di fare lavorando sull’argomento delle valutazioni, sia sensato se teniamo bene in mente un’utopia del genere.
Sì, la tua idea è impegnativa ma è davvero interessante.
Alessandro said,
Dicembre 21, 2007 at 09:54
Andreas, come non essere d’accordo con te dall’inizio alla fine?
Posso solo aggiungere alcune, personalissime informazioni e considerazioni:
- quello della valutazione è un campo che mi “assilla” da quando sono docente nella scuola “ufficiale”: fintanto che insegnavo italiano agli stranieri (adulti, paganti), era tutto molto più facile: esistevano sì delle prove, ma erano solo prove «formative», nessun voto, semmai consigli su come migliorare o fare meno peggio. Non posso dimenticare che quegli studenti (adulti, paganti) erano personalmente molto motivati (vedi Krashen per la motivazione all’apprendimento linguistico).
- nella scuola “ufficiale” la valutazione è un nodo dolente per ogni insegnante. Da quando ho iniziato a far supplenze e poi con il ruolo, ormai circa sette anni, sto riflettendo e sperimentando, cercando confronto con i colleghi, per cercare di arrivare ad una valutazione che sia sempre meno soggettiva - nel senso che indicavi tu, cioè legata all’effetto-alone, al giudizio o pregiudizio, all’emotività.
E’ possibile farlo? Quali elementi si possono introdurre nella valutazione stessa al fine di non valutare «solo ed esclusivamente» un prodotto scolastico, ma di valutare, nel senso di indicare il percorso di sviluppo possibile e/ probabile, anche altri aspetti? Si può introdurre un criterio sulla collaborazione? sull’originalità? So che esistono studi sull’argomento, sto cercando di approfondire, riplasmare… me stesso
- un’asse (per ora) portante del mio modo di porre la valutazione agli alunni e ai genitori (nel mio ambito non devo mai dimenticarli) è di sicuro quello temporale: spiego e rispiego che una lingua non si apprende in un paio di mesi, che serve almeno un anno per comprendere reali potenzialità o difficoltà, che il processo di apprendimento va visto globalmente nel triennio (il tutto è, forse ovvio ripeterlo, riferito ai tempi che abbiamo nella scuola media). Ergo: ogni voto attribuito non è altro che un singolo momento che va relativizzato ai contenuti, alla situazione e allo sviluppo complessivo.
Questa è la premessa metodologica - mentre il punto veramente cruciale, perchè per me lo è anche da un punto di vista filosofico e religioso, è questo: non importa quante volte si cade, l’importante è rialzarsi una volta in più di quelle in cui si è caduti. Lo dico a conclusione dei colloqui, e chiedo ai genitori di trasmetterlo ai figli.
Andreas said,
Dicembre 22, 2007 at 20:46
Rialzarsi una volta in più di quelle in cui si è caduti. Certo. Bellissimo. Anzi, l’opportunità di cadere è un dono. La vita acquisisce un senso quando ci si mette nelle condizioni di cadere, fatto inevitabile, per poi rialzarsi.
Ogni errore è un dono, un’occasione di crescita. Mi si riempie il cuore di tristezza quando famiglia e scuola mettono un giovane in condizione di non agire per avere paura di sbagliare.
Seguo con passione il tuo percorso.