How much, please?
Mindmeister, di cui ho parlato nel blog, è arrivato al suo limite.
La versione basic è infatti scaduta, dopo un mese d’uso.
Limiti della versione basic scaduta: si possono impostare fino a 6 mappe. Non si possono esportare in siti esterni.
Soluzioni: pagare il costo (mi pare 5 $ al mese), se il servizio interessa, oppure cancellare mappe già create, oppure rivolgersi ad altri servizi.
Peccato che non abbiano pensato ad una funzione per uso didattico come invece offre voicethread.com, dove ci si può registrare come docenti - autocertificazione che viene poi verificata - e si ottengono gratutitamente tutti i servizi di una versione a pagamento.
Riflettendo a spizzichi mentre andavo in automobile di qua e di là ieri, cercavo di comprendere se e quanto questi servizi potrebbero definirsi open nel senso di open educational resources - agganciandomi ad un corso che, assieme a colleghi conosciuti in LTEver, stiamo concludendo in queste settimane.
L’impostazione di fondo cui il corso ci sta conducendo è che un oggetto per l’apprendimento è aperto, quindi definibile come risorsa, nella misura in cui può essere riusato, adattato, localizzato, quindi è altamente flessibile.
Allora, è pensabile un simile oggetto per l’apprendimento tramite
- a. mindmeister
- b. cmaps
- c. voicethread
- d. mappio
- e. googledocs
- f. pbwiki
- g. spresent
- h. eccetera?
Fatti salvi i limiti tecnici (registrazione come primo sbarramento) e economici (costi di registrazione e mantenimento), e d’uso (alcuni strumenti sono semplici nel loro uso, altri no, alcuni richiedono windows, altri sono multipiattaforma, alcuni usano tecnologia flash…), mi viene da dire che, tutto sommato, sì, questi strumenti in generale sono definibili come open educational resources, nella misura in cui ognuno di loro è condivisibile.
Prendiamo a confronto gli strumenti di presentazione: powerpoint, spresent, googldepresenter.
Con powerpoint creo nel mio computer un documento, che posso condividere inviandolo via email, o come sito web. Nel primo caso chi lo riceve lo può modificare, tradurre, adattare. Nel secondo caso, può solo fruirlo. Flessibilità: caso A, 1o punti, caso B. O punti.
Con spresent creo una presentazione online, che posso inviare ad altri, posso inserirla in un sito o blog. Nessun altro potrà lavorare sulla specifica presentazione a meno che io non gli fornisca l’accesso all’account di lavoro. Inoltre, non funziona il lavoro in contemporanea. Flessibilità: O senza accesso all’account.
Con googlepresenter posso creare una presentazione, pubblicarla per farla vedere, condividerla e lavorarci in contemporanea. Caso A. flessibilità e visibilità O, caso B. idem, caso C. 1o punti.
Peccato solo che il servizio di google sia così scarno di: effetti, sfondi, e quant’altro rende accattivante le presentazioni.
Ultimo neo di spresent: i file creati non sono esportabili nemmeno da un account all’altro di spresent.
Ultimo aspetto di googlepresenter: si possono importare documenti ppt preesistenti, i quali però perdono le funzionalità di ppt.
Una via di mezzo secondo me è voicethread, dove si possono caricare foto, ma anche file powerpoint e documenti word, trasformarli in una presentazione a video, aggiungere commenti scritti e audio, lavorare con la matita su singole diapositive, e, delizia delle delizie, si può lavorare in contemporanea, sia con account diversi sia usando la funzione multipersonalità (fino a 25 se non ricordo male) di un singolo account.
so di attirarmi critiche definendo questi servizi come open educational resources, ma non posso farne a meno.
secondo me la risorsa non è scindibile dal mezzo che la supporta. Per spiegarmi ricorro ad una metafora: il libro di testo è una risorsa educativa chiusa, in quanto strutturato, spesso secondo percorsi pre-disposti, non è flessibile perchè ha quei contenuti e non altri, non è adattabile in quanto non lo puoi localizzare.
Ne sono un esempio i testi di geografia per la scuola media: quando ci sono alunni stranieri che devono essere alfabetizzati, i docenti comprano testi adattatti agli stranieri, quindi i testi non sono flessibili.
Però il libro di testo diventa flessibile (adattabile, riusabile, localizzabile) nella misura in cui avvio una mediazione didattica: come?
Decido di non usare alcune parti, ne arricchisco altre con materiali aggiuntivi, assemblo parti di testi diversi ai fini della specifica realtà che ho davanti.
I servizi di cui parlo quindi sono open educational resources perchè mi permettono di rendere flessibile il materiale didattico, che diventa oggetto per l’apprendimento.
Mentre un oggetto d’apprendimento è statico, chiuso, non fecondabile.