Operazioni quotidiane
Ora di informatica, metà classe con me. Sondaggio interattivo: per alzata di mano, quanti non hanno l’email? (99%).
Prima attività, posta come problema (scritto alla lavagna): «Come faccio a crearmi un indirizzo di posta elettronica partendo dalla pagina www.google.it?».
D.: Profe, ci mancano i dati!
P.: Il dato principale c’è, è l’indirizzo di google.
Tutti: facce attonite.
Smanettamenti vari.
Mugugnii e sospiri vari.
D: Come si fa profe?
P.: Vi do un aiuto: cercate nella pagina www.google.it la parola “accesso”.
Alcuni: “Non c’è!”
P.: C’è, c’è… guardate bene…
Qualcuno la trova, clicca e…
D: E ora profe?
P: Come si dice in inglese “posta elettronica”?
Silenzio
P.: email. Cercate una parola che contenga «mail».
La trovano.
Smanettamenti vari (alcuni sono ancora a cercare accesso.
Il buon samaritano docente accorre a salvare le pecorelle smarrite.
Alla fine (molto alla fine) due riescono a realizzare il loro indirizzo di posta.
Subito reclutati ad aiutare gli altri.
Al termine dell’ora, tutti hanno l’email, hanno inviato un messaggio, hanno ricevuto risposta e ri-risposto, hanno inviato messaggi in «cc».
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Riflessioni:
Di fronte ad una pagina, la difficoltà più grande pare essere il soffermarsi sui contenuti (quali essi siano), rilevarli effettivamente (la pagina iniziale di google è assolutamente scarna e davvero per niente fuorviante, ai limiti dell’anoressia cognitiva!), discernerli, utilizzarli.
Riflessioni 2:
fa fatica leggere, metabolizzare, restituire il letto in forma di (a) operazione manuale (b) altro testo in qualsivoglia forma.
Che competenze si possono sviluppare partendo da una situazione simile?
Simpatico leggere l’intera vicenda di classe… simpatico -purtroppo- leggere il tragico finale..
provo a risponderti: fargli fare qualcosa che gli interessi più di aprirsi un’email? o trovare un modo di valorizzare l’email, per qualcosa che serva loro effettivamente? Azz.. spero di non sembrare troppo presuntuoso!
Ciao
Ho notato, osservando mio figlio e i suoi amici che usano il PC, una lettura che definirei quasi “per schermate”, accompagnata da un cliccare frenetico.
Dunque non è una lettura, in realtà, è quasi il cogliere casualmente degli agganci visivi più evidenti degli altri. Quindi non mi meraviglia che si siano persi di fronte ad una pagina “cognitivamente anoressica”!
beh Lorenz, mi sei simpatico, però la tua osservazione è poco… pertinente: come facevo a fargli fare qualcosa in cui usare l’email, se non l’avevano?!

Il finale è stato dettato… dalla campanella che ci minacciava segnando la fine dell’ora… non avrebbe dovuto essere così… e comunque, ti posso assicurare che al fatto di ricevere messaggi, e scrivere in contemporanea a molti amici, erano elettrizzati. Forse per noi smanettoni incalliti certe cose sono scontate, evidentemente per chi una email non ce l’ha, sono succosissime.
Ciao Alessandro
leggendo l’esperienza riportata in questo post per un momento ho pensato anch’io di proporla ai miei studenti di ragioneria, con cui ho iniziato ad interagire su Moodle, ma che sono abbastanza sprovveduti riguardo a molti aspetti della comunicazione in rete e, tra le altre cose, quasi tutti sprovvisti di email personale.
Poi ho dato un’occhiata alle condizioni di utilizzo dei servizi Google ed ho trovato questo paragrafo:
2.3 Lei non può usare i Servizi e non può accettare i Termini se (a) lei non ha l’età stabilita dalla legge per stipulare un contratto vincolante con Google
Cosa ne pensi? Come dici dovremmo regolarci in questi casi?
E soprattutto: qual è l’età stabilita dalla legge per stipulare un contratto vincolante con Google?
Ciao
Non mi pare che alla registrazione di GMAIL (non di google, che è comunque integrativa e alternativa, mi pare), venga richiesta la data di nascita, contrariamente ad altri servizi email.
I miei alunni si sono registrati senza problemi.
Se pensi a problemi legali diversi, dovremmo discuterne, ma non penso si creino situazioni strane: d’altro canto quegli studenti che hanno già un’email, magari su msn o libero, che fanno, dal punto di vista legale?
Esame di informatica agli studenti di medicina del I anno (19-20 anni).
Fra altre cose c’è una prova di ricerca bibliografica col motore di ricerca Pubmed sul database libero Medline. Una cosa diventata fondamentale per qualsiasi medico.
Un quesito appena diverso dal solito conduce gli studenti ad una pagina con poca roba, meno del solito, manca l’abstract soprattutto. Il quesito implicava il riconoscimento di una frase nell’abstract.
Dopo anche più di mezz’ora di smanettamenti e sbuffi una ragazza azzarda:
“Profe”
“Dimmi”
“Un si trova nulla”
Vado a vedere perché della mia memoria non mi fido mai e vedo la pagina effettivamente senza abstract ma in alto a destra c’è un bel rettangolino rosso con dentro scritto in bianco: FULL TEXT.
“Guarda che in questa pagina qualcosa c’è … dai prova a guardare bene …”
15 minuti.
“Profe”
“Si?”
“Le ho provate tutte ma non c’è verso, questa cosa un c’è”
Torno a vedere. Trovo tutta un’altra pagina con una stringa di ricerca ostrogota e una sfilza di 50 articoli che non c’entrano nulla.
“Maremma! O dove tu sei finita?”
“Profe, glielo giuro! Non so più cosa provare …”
“Dai torniamo dove eri prima”
smanettamenti e razzolii …
“Profe, risono dove ero prima”
Torno a vedere.
Afferro la manina della fanciulla, dolcemente ma con fermezza, e le porto via il mouse che nascondo dietro il monitor.
Mi guarda basita.
“Ora appoggiati allo schienale, rilassati, e guarda la pagina sullo schermo.”
10-20 secondi
“Eccolo!”
Si precipita eccitata a brancicare il mouse, clicca sul famigerato rettangolino, arriva l’abstract con la frase desiderata subito evidente.
È un caso un po’ diverso da quello narrato da te, Alessandro, ma in comune c’è il fatto della rinuncia. L’incapacità di fermarsi per provare a cambiare livello, cambiare prospettiva. Diciamo la mancanza di abitudine. Questa è mancanza di autonomia.
Questi sono ragazzi sono stati a scuola 13 anni ma sono stati abituati a rispondere a quesiti dicotomici, a domande che presuppongono l’esistenza di una verità e son abituati a indovinarla. È sempre stato così, non è una critica della scuola moderna. Io l’ho vissuta e detestata così, 40 anni fa. Messi di fronte all’ignoto della realtà, che è la condizione umana normale, i ragazzi sono persi.
La ragazza di cui dicevo era una di quelle brave. La stessa cosa, sullo stesso quesito, è accaduta un numero inquietante di altri studenti, molti decisamente bravi, scolasticamente.
Questi studenti di medicina, quando saranno di fronte ad un malato, non avranno mai la verità a disposizione.
Uffa! Eppure l’avevo riletto:
Questi sono ragazzi sono stati a scuola … -> Questi ragazzi sono stati a scuola …
Scusa
Buona idea quella di creare indirizzi gmail, ma mi sembra che per creare un nuovo account gmail ti venga chiesto un altro tuo indirizzo email al quale verrà inviata la password di accesso, allora come possono crearsi l’email gli studenti che non hanno alcun email???
Infatti leggo: ” Informazioni richieste per l’account Google
Il tuo indirizzo email attuale:”
Spiegami! Grazie, ciao
Non mi pare sia un problema di motivazione e/o interesse ma di mera “competenza” tecnico/operativa. Banalmente, mi verrebbe, quindi, da dire che sono stati impegnati in un compito troppo difficile per loro (a meno che non volessero prenderti per i fondelli). Se è così, la pazienza con cui ti devi armare non sarà mai troppa. Piccoli passi, supporto costante, molta responsabilità sulle tue spalle. Pare che il percorso verso l’autonomia e la responsabilità sia ancora lungo. Ma vale la pena tenerne conto?
non credi?
Gianni
Il punto è che, dal punto di vista legale, gli alunni non dovrebbero essere in grado, in quanto minori, di stipulare, a norma di codice civile, un contratto vincolante, quale si configura quello relativo ai servizi Google, compreso quello di posta elettronica.
Dal punto di vista delle (in)opportunità e dei rischi penso invece alla possibilità di entrare a contatto, da parte del ragazzo, con contenuti poco idonei, a partire ad esempio da possibili url inseriti in messaggi classificati come SPAM, ma che inondano quotidianamente anche le caselle Gmail.
Ciao
@Daniele: io faccio creare un account GMAIL non un account GOOGLE.
Durante la registrazione viene richiesto in via opzionale un email secondario, ma se non lo si scrive la registrazione va a buon fine lo stesso. Poi, con l’account GMAIL si può accedere a google e a tutti i servizi accessori (che è il vero motivo per cui ho scelto gmail e non altri servizi).
@Giuseppe: ci ho pensato. Però è vero che se si registrano a libero, per esempio, gli chiede la data di nascita e se sono minorenni devono “mentire” e dichiarare di essere maggiorenni.
Il problema di sottoscrivere un contratto legalmente…. uhm, spinoso, ma per ora non mi pare diversamente risolvibile. Tu cosa suggerisci?
Le opportunità/inopportunità sono insite nella rete, io spero di riuscire, anche con l’aiuto dei colleghi e con la mia azione nelle ore di informatica, a educarli a un uso consapevole di internet. Sto progettando ricerche di video, costruzione e condivisione di playlist (in terza), oltre alla costruzione di glossari, sondaggi didattici gestiti da loro in moodle… spero di trasmettere qualcosa, ci provo proprio come riflessione “critica” durante il fare dell’ora di laboratorio.
E non è nemmeno la mia materia, io in realtà insegno tedesco!
@gianni: ho letto anche i tuoi interventi in orientamenti/disorientamenti, scaricato i file e li leggerò con cura.
hai dato comunque voce e risalto a un aspetto che non ero riuscito a chiarir(mi): è sicuramente una competenza tecnico-operativa, ed in ogni caso in parte sapevo a cosa andavo incontro. Il rischio andava corso, ho SCELTO di farlo per poter parlare con loro della necessità di soffermarsi su una pagina (quale che sia). D’altra parte in ogni lezione esce più o meno il concetto che il computer è “stupido” e “noioso”, stupido perchè fa solo quello che gli dici (tu utente) di fare, “noioso” perchè la maggior parte delle operazioni in sè sono basate sulla ripetizione - essendo stupido e noioso, bisogna che gli umani che lo usano siano intelligenti e divertenti.
@Andreas: sintomatico!!!!!! sintomatico quanto scrivi…..
Hai ragione! L’indirizzo secondario è opzionale, non ci avevo fatto caso! Userò anch’io questo metodo con i miei alunni.
Grazie!