08.24.07
Eppure esistono
G. Marconato esprime una sorta di pessimismo riguardo la reale consistenza del web 2.0, e nel suo blog riceve un commento chiaro: parliamo italiano, questo ci “limita” in qualche modo, perchè molti colleghi hanno ancora difficoltà con l’inglese (penso alla discussione sul corso sugli open courses di cui si parla in LTever).
Eppure, esistono moltissimi siti, alcuni dall’aspetto apparentemente artigianale, ma ricchi di spunti didattici e - mi sento di affermare - pedagogici.
Uno di questi mi viene segnalato da un’amica, proprio due giorni dopo averne letto una recensione su una rivista in cartaceo, si tratta del sito di Romolo Pranzetti, www.comeweb.it. Penso che sarebbe interessante avere una directory di tutti questi siti, di queste realtà che esistono o che vanno costituendosi.
Penso ai siti di molte scuole o reti di scuole sviluppati con moodle, sarebbe utile e interessante vedere cosa ci si fa dentro.
Per esempio, mi piacerebbe capire quanti usano moodle come estensione della lezione frontale tout court, e quanti invece cercano di rivolgere la didattica verso metodiche diverse.
Emanuela Zibordi said,
Agosto 24, 2007 at 13:33
Ciao Alessandro,
è vero a volte l’inglese è un ostacolo per molti e penso che questo limite non faccia altro che aprire ulteriormente la forbice tra chi fruisce dell’informazione e chi no. E’ anche per questo che ho messo nel corso Fe-ConE una serie di glossari nei quali inserire link in italiano, oltre a tradurre il corso per colleghi e studenti, che riguardano l’argomento che ha effettivamente molta materia per approfondimento e discussione. Il Web 2 è fatto proprio di questo, segnalare, condividere, facilitare. Ciò non toglie che qualcuno deve fare da apripista e accollarsi, (come hai fatto gentilmente anche tu) l’onere di rendere più accessibili i contenuti. Se dovessi usare una metafora quando insegno nuoto la sicurezza data da un gelleggiante, permette di superare dal punto di vista emotivo il “traumatico” approccio con l’acqua. Spesso funziona.
Così avvicinare le persone ai contenuti , ma non solo a quelli, in lingua madre, distoglie l’attenzione verso l’ostacolo che impedisce la comunicazione e lascia libera la mente di pensare e riflettere sul significato. Speriamo che funzioni.
gmarconato said,
Agosto 24, 2007 at 13:38
Noi, a BZ, progetto Pionieri, usiamo vari tool come estensione ed integrazione della didattica d’aula. Il contesto è la formazione professionale di base. Le qualifiche come le materie interessate sono le più diverse, dalle tecniche alle professionali. Usiamo anche Moodle. vedi un mio paper sulla cosa accessibile dal mio blog. Scusa se non metto un link diretto ma non so come si faccia. Agati me lo ha insegnato ma non riesco a farlo funzionare. Ritenterò
Gianni
agati said,
Agosto 24, 2007 at 14:38
Il problema dell’inglese mi intriga non poco: da sempre (dal Commodor 64) convivo con le nuove tecnologie essendo assolutamente ignorante in Inglese (e questo mi tarpa non solo le ali, ma anche…). Per cui: adoro i siti italiani! Per quanto riguarda Moodle: lo uso regolarmente (e con una certa intensità) da un paio di anni come amplificatore (abbastanza efficace) delle attività didattiche curriculari (io insegno italiano al Liceo Sigonio - www.sigonio.it ). Magari racconterò la mia esperienza in proposito (magari nel mio blog, se non lo suicido). Il problema comunque è sempre quello: moodle è uno strumento e in quanto tale si presta sia all’istruzionismo (le piattaforme per loro natura si sposano bene con la semplice trasmissione di contenuti) che al costruttivismo (qui però il docente deve lavorarci parecchio). Insomma: non sono gli strumenti che possono rivoluzionare la didattica, ma gli insegnanti (la testa “pedagogica” degli insegnanti). PS: ho risposto al tuo commento nel mio blog. Per Gianni: il mio metodo funziona con Blogger (che accetta alcuni tag html), ma evidentemente non con WP (che probabilmente non li accetta). Buona vita.
agati said,
Agosto 24, 2007 at 14:43
Ancora per Gianni. Mi sono accorto ora che se nel testo scrivi semplicemente un indirizzo web, il sistema lo rende attivo. Ora riprovo riportando l’indirizzo del Progetto Ted che contempla anche l’uso di Moodle: http://ted.scuole.provincia.modena.it/ . Buona vita.